Comentarios

Lascia un commento

É ormai da un pezzo che decido se una persona mi piace o no in base a quanto sia “natalizia”. Mi spiego. Una persona ha posto nella mia vita se provoca in me la stessa sensazione che mi dà il Natale. Qui si mischiano gli entusiasmi “bambini”, l’attesa della festa, le lucine natalizie che ipnotizzano, le tregue di pace familiari, il “volemose bene” universale…pure l’insalata russa. Se una persona mi investe con questa valanga di buoni sentimenti, passa la selezione, vince a mani basse. Ovvio che io potrei non superare la selezione dell’ altra persona perché non sono scandinava, bionda o patita del Carling….il criterio natalizio in questo caso se ne va a farsi friggere.

Immagino sia una sensazione recondita del mio inconscio che mi dice che se “sa” di Natale, non può essere altro che buono, speranzoso, avvolgente.

I ricordi più belli della mia infanzia, quelli felici  insieme alla mia famiglia (da troppo tempo scarseggiano sempre di più) hanno a che vedere col Natale.

Ricordo ancora un Natale in cui avrò avuto 6 o 7 anni. Vivevamo ancora in una casa in costruzione precaria e mai finita…sorprendentemente si trova ancora nello stesso stato. L’ albero di Natale era la cima di un pino che tagliavamo dal vivaio del Signor Messina….all’epoca il Signor Messina doveva avere almeno 150 anni.

Il mio regalo di Natale quell’anno fu una Barbie russa col colbacco e il vestito fucsia con le maniche a sbuffo. Ricordo che il regalo per mia madre fu una tazza del cesso (ripeto, la casa era molto “work in progress”). Eravamo tutti felici ed eccitati che Babbo Natale fosse riuscito a portarci un cesso autentico.

La sensazione del Natale per me, rende magici anche i cessi.